• Redazione RekUp

Il computer quantistico è sempre più vicino - e potrebbe cambiare il mondo

Di computer quantistici si parla ormai da svariati anni, e con grande entusiasmo: con una potenza computazionale immensamente superiore a quella dei calcolatori odierni, questi mezzi sembrano destinati a rivoluzionare la scienza e la tecnica fornendo soluzioni a problemi fino ad ora considerati irrisolvibili. Farmaceutica, intelligenza artificiale, sicurezza, sono solo alcuni dei campi in cui il quantum computer potrebbe avere un impatto straordinario.



Siamo quindi a un passo da una nuova trasformazione epocale della nostra società? È presto per dirlo. Lo studio sui computer quantistici è ancora alle fasi iniziali e non sappiamo ancora quali saranno le sue effettive applicazioni. Ma la ricerca procede spedita, e secondo alcuni studiosi è questione di anni, al massimo di qualche decennio, prima che il quanto entri a far parte dei nostri dispositivi e della nostra vita. In particolare, la National Science Foundation, agenzia federale americana dedicata alla promozione della ricerca, ha mostrato di credere molto nelle potenzialità del computer quantistico. E non solo a parole: nel mese di agosto ha infatti erogato un finanziamento di 15 milioni di dollari per lo STAQ project (Software Tailored Architecture for Quantum co-design). Il progetto riunisce fisici, ingegneri, informatici, e altri studiosi che uniranno le forze per progettare, nel giro di cinque anni, il primo "practical quantum computer"



Il quantum computer di IBM. Volete provarlo? Leggete l'articolo fino in fondo!

Ma cosa rende il computer quantistico così diverso da quello tradizionale? Come molti sapranno, l'architettura dei calcolatori attuali è basata sul bit, unità di informazione binaria che può assumere i valori 0 oppure 1. Il computer quantistico si basa invece sul qubit, o quantum bit, unità di informazione quantistica che a differenza del bit può trovarsi in una "sovrapposizione di stati", ovvero essere contemporaneamente sia 1 sia 0 (ricordate il Gatto di Schrödinger?). Questa proprietà permette ai qubit di immagazzinare molti più dati di un equivalente numero di bit (per saperne di più, leggete questo articolo). Ciò si traduce in una potenza computazionale che potrebbe raggiungere valori esponenziali rispetto a quelli dei computer attuali, permettendoci di analizzare moli di dati enormi in pochissimo tempo. Ovviamente, non è tutto oro quello che luccica: le particelle quantistiche sono molto instabili e non è facile mantenerle nello stato desiderato per il tempo necessario alle operazioni richieste. Interi algoritmi andranno riformulati in base all'informatica quantistica. Insomma, la strada è ancora lunga prima di poter sfruttare appieno le potenzialità dei qubit. Di sicuro lo STAQ project e simili iniziative costituiscono decisi passi in avanti verso quella che potrebbe essere la prossima rivoluzione dell'informatica e non solo. E voi? Volete testare il funzionamento di un computer quantistico? IBM ha messo a disposizione il suo tramite cloud. (Attenzione: non adatto ai principianti!)

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